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Rifiuti: Università di Parma e IREN insieme per una maggiore sostenibilità della filiera del recupero

22/03/2016

Una collaborazione per progetti di ricerca volti a una maggiore sostenibilità della filiera del recupero dei rifiuti, a beneficio dell’ambiente e dei cittadini. Questo lo spirito di fondo delle convenzioni fra Università di Parma e IREN siglate nella mattina del 22 Marzo 2016 nella sede dell’Ateneo dal Rettore Loris Borghi, dal Presidente di IREN Francesco Profumo e dai Direttori dei Dipartimenti di Bioscienze e di Chimica, Nelson Marmiroli e Maria Careri. 

All’incontro hanno preso parte anche l’Amministratore delegato di IREN Rinnovabili Carlo Pasini, intervenuto anche in rappresentanza dell’Amministratore Delegato di IREN Ambiente Roberto Paterlini, e il Pro Rettore Carlo Quintelli.

"Quello di oggi – ha detto il Rettore Loris Borghi – è un ulteriore tassello di un mosaico che la nuova governance dell’Ateneo sta costruendo: un’Università rifondata, aperta, dinamica, al servizio del territorio. In questi due progetti l’Ateneo mette a disposizione i propri saperi, le professionalità, il know how e le competenze dei Dipartimenti di Bioscienze e di Chimica per lavorare insieme a una delle maggiori multiutility italiane su un tema strategico quale quello del recupero dei rifiuti, per un futuro sostenibile”.

"Il tema della ricerca e dell’innovazione per la sostenibilità - ha sottolineato il Presidente di Iren Francesco Profumo - è una grande opportunità che il territorio deve saper cogliere: i ricercatori dell’Università di Parma per la qualità della loro ricerca e per il livello di innovazione che producono in questo settore sono apprezzati in Italia e all’estero. IREN è un’azienda che ha individuato nell’innovazione il principale driver per la sua crescita. Oggi con la firma dell’accordo, sigliamo un contratto di fidanzamento tra azienda e Ateneo per una collaborazione nell’open innovation: IREN ha individuato due settori di grande interesse per l’innovazione volti a una maggiore sostenibilità della filiera del recupero dei rifiuti a beneficio dell’ambiente e dei cittadini, le tecnologie per la produzione di biometano da biogas e la tecnologia di trasformazione del Plasmix. L’Università opererà nei due settori mettendo a disposizione le sue competenze e i suoi laboratori. Il risultato saranno due progetti su cui lavoreranno insieme ricercatori pubblici e privati e i risultati, se positivi, saranno utilizzati dall’azienda nella filiera del recupero dei rifiuti. Studenti di dottorato e di laurea specialistica potranno svolgere una parte delle loro attività di ricerca e di formazione in azienda sui due argomenti oggetto dell’accordo e avranno l’opportunità di acquisire competenze che certamente saranno molto spendibili in futuro nel mondo del lavoro”.

L’Università di Parma mette le proprie competenze e le proprie professionalità a disposizione di IREN, una delle primarie aziende multiutility del panorama italiano che opera, oltre che nei settori dell’energia elettrica, dell’energia termica, delle energie rinnovabili, del gas e della gestione dei servizi idrici integrati, anche nei servizi ambientali (raccolta dei rifiuti, progettazione e gestione di impianti di trattamento e smaltimento).

I progetti saranno svolti in particolare dal Dipartimento di Bioscienze diretto dal Prof. Nelson Marmiroli e dal Dipartimento di Chimica diretto dalla Prof.ssa Maria Careri, in collaborazione con IREN Ambiente e IREN Rinnovabili, con il supporto di Mastercampus Lab diretto dal Prof. Carlo Quintelli.

Due i filoni di ricerca principali.Il primo avrà come obiettivo l’individuazione delle migliori tecnologie di produzione di biometano da biogas, verificandone la possibile "odorizzabilità” al fine di poterlo immettere nella rete di distribuzione nazionale.L’analisi del ciclo di vita del biometano e dei sottoprodotti di processo consentirà di valutare gli impatti ambientali associati alle varie fasi del ciclo di vita del biometano, nella prospettiva di un miglioramento ambientale di processo e prodotto; la collaborazione prevede infine uno studio difattibilità tecnico-economica per la realizzazione e gestione su scala industriale di un impianto di "up-grading” di biometano su impianti IREN già esistenti.

Il secondo avrà come obiettivo la scelta di una tecnologia di trasformazione del Plasmix (gli scarti derivanti dai processi di selezione degli imballaggi in plastica) in un combustibile liquido con caratteristiche simili al gasolio, la realizzazione di un impianto pilota basato su questa tecnologia e la sua gestione e caratterizzazione durante un periodo di prova.

L’obiettivo strategico di IREN Ambiente è di dotarsi della base di conoscenza necessaria a sviluppare una dotazione impiantistica tale da permettere il recupero della frazione di plastica da raccolta differenziata attualmente non recuperabile (Plasmix). Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale l’approfondimento di tutte le tecnologie disponibili che permettono di trasformare il Plasmix o una parte di esso in un combustibile liquido e, in seguito alla scelta di una di queste tecnologie, la sua prova in campo attraverso la gestione di un impianto pilota realizzato ad hoc, e gestito per un periodo di durata superiore a un anno.

I due progetti prevedono ricadute positive anche attraverso l’istituzione di alcuni assegni di ricerca a favore di giovani ricercatori dell’Università di Parma, e segnano l’inizio di un’ampia serie di iniziative già concordate che si potranno dispiegare nei prossimi mesi e che includeranno altri aspetti fondamentali della filiera rifiuti. Tra questi: strategie di recupero dei metalli preziosi da RAEE-R4 (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, categoria piccoli elettrodomestici), strategie di smaltimento e inertizzazione dell’amianto e/o degli scarti dell’inceneritore funzionante all’interno del termovalorizzatore.

Gli accordi siglati oggi, certamente rilevanti per l’intero territorio, contribuiranno anche a livello nazionale al potenziamento delle azioni di ricerca congiunte pubblico-privato, nella direzione sostenuta dal Rettore Borghi e dalla nuova governance dell’Ateneo di una sempre più costante interazione tra Università e realtà produttive esterne.