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Il Torrente Parma attraversa la città dividendola in due settori quasi simmetrici, che identificano ad est il vecchio centro storico cittadino, detto anche la “città nuova” e di là dall’acqua (cioè di là dal torrente Parma rispetto al centro della città), il quartiere dell’Oltretorrente, detto anche “Parma Vecchia”, pur non essendo antico quanto il nucleo di origine romana e sviluppatosi significativamente dopo l’alluvione del 1177 che spostò a ovest di quasi un centinaio di metri l’alveo fluviale.

Il torrente attraversa il territorio della provincia, dal crinale appenninico del fiume Po, con un percorso di circa 100 km e un bacino con una superficie complessiva di circa 815 km²; il suo principale tributario risulta essere il Torrente Baganza che si immette nella Parma nel tratto cittadino.

Il percorso urbano del torrente corrisponde al suo tratto finale prima dell’immissione nel fiume Po ed è connotato da un alveo ristretto, rettilineo e imprigionato da arginature artificiali, ultimate nel 1934.

La forte vocazione naturalistica di quest’area è un privilegio per la città, poiché rappresenta un eccezionale valore in termini di biodiversità. La presenza di questa macchia verde, con i suoi grandi alberi e le fasce cespugliate, con i suoi prati, i ghiaioni e le sue fioriture funge da elemento di richiamo per numerose specie di animali, in gran parte uccelli acquatici, che possono essere osservati e apprezzati anche dando uno sguardo da uno dei ponti della città, o dal “Lungoparma”.

La peculiarità assoluta dell’alveo fluviale del Torrente Parma è quella di rappresentare un elemento naturale a tratti a carattere selvatico, inserito in un ambito urbano che invece è conformato da una tessitura tipica della città, quella che lascia ben poco spazio ai fenomeni naturali.

Il ruolo dell’ambito del torrente rispetto agli altri ambiti della città deve essere ridefinito, secondo un piano organico che coinvolga e lo connetta alla struttura urbana, per non creare solo un rapporto visivo; migliorare l’esperienza fluviale deve anche essere lo strumento per creare nuove realtà e opportunità.

In quest’ottica, più che un tradizionale parco fluviale si punta ad ottenere una rete di offerte, connesse fra di loro, che si può definire come sistema-parco, con un piano di azione e gestione complessivo sulle aree aperte, differenziato per destinazioni d’uso e ruoli ambientali e/o sociali, la cui gestione non potrà che essere di tipo misto pubblico-privato, secondo il miglior utilizzo e le idoneità di intervento del caso.